Diffondo la storia di Lillimè (re: liberazione animale)

riporto questa riflessione di un’attivista per la liberazione animale, riguarda i canili, la legge 281 e l’immenso bisogno di reinventare modi e spazi per le relazioni interspecifiche (ma forse anche intraspecifiche)

MI HANNO APPENA RESTITUITO UNA VITA
MI HANNO APPENA CHIAMATO ” LILLIME’ “

Lillimè…si “sono proprio io…”
“Esisto!” – mi è sembrata dirmi questo questa bellissima cagnina bianca.
I suoi occhi sono stati i primi ad incontrarmi nella mia visita al canile di Melilli più di due mesi fa.
Ero andato come delegato dell’associazione APAR insieme a due volontarie dell’associazione EMi.
Il Comune di questo paese in provincia di Siracusa aveva chiesto una consulenza per la situazione di sovraffollamento della struttura convenzionata.
577 cani divisi a gruppi di 12/15 per box. Uno per femmine e uno per maschi.
Alternati e via così…fino in fondo dove dall’inizio non arriva neanche lo sguardo.
Una fila davanti e una dietro, per centinaia e centinaia di metri.
Nella campagna siracusana un angolo di mondo che diventava il loro, per sempre. Inesorabilmente lì.
Catturati fra le famiglie vaganti di randagi, vengono portati lì. Tutti lì.
Spazi che convergono nelle interminabili conseguenze.
Dove a nessuno nuoce e dove nessuno vede…ne’ sente.
Una specie di sotto-tappeto all’aria aperta.
Questo è uno delle centinaia di luoghi di sfogo della legge quadro nazionale 281.
La tanto osannata legge secondo cui un cane non può essere messo a morte, ma può subire l’ergastolo e in condizioni di assoluto disagio esistenziale.
Lillimè, così l’ho chiamata invertendo le sillabe del nome del Comune dove si trovava…come per invertire le sorti di tutti quei cani orfani di un Dio che non si fa proprio vedere da quelle parti…
(Se qualcuno sa dove sia, lo chiami per favore.)
La famigerata 281.
Lei quella legge non la conosce, ma se la conoscesse avrebbe molto da dire a riguardo.
In Italia si dice che dobbiamo essere soddisfatti che la vita dei cani sia tutelata dal legislatore.
Ma ai cani non si può certo dire: “Siate soddisfatti” visto che per loro è esclusa solo la morte diretta e non è escluso tutto il resto che fa soffrire…cioè tutto ciò che, mancando, non può rendere la vita degna di essere vissuta.
A Lillimè la vita è stata negata.
Dall’abbandono se è stata mollata per strada e dall’accalappiatura se non è finita in mani amiche che si sarebbero impegnate a ridarle una vita.
Fine della libertà di movimento. Fine di relazioni al di fuori del quadrato. Fine di scegliere dove andare, con chi stare, che fare.
Vittime di un principio, etico forse, ma incompiuto.
Dopo essere stati vittima dell’interesse di ripulire dai cani le città.
Non sto a dire che Lillimè e i suoi fratelli e sorelle cani vorrebbero piuttosto morire, come non sto a dire che vorrebbero comunque e sempre vivere.
Io non sono loro, così come loro non sono tutti uguali.
Ma fatemi dire che qualcosa lo riesco a capire pur nella differenza di lingua e di situazione.
L’ho letto negli occhi e nei corpi di Lillimè e di quelli che via-via mi si avvicinavano dopo di lei.
L’ho letto e toccato nei cani che frequento da sempre.
Sono un volontario di canile da più di vent’anni ormai.
Ho una casa famiglia per animali abbandonati.
Vivo coi cani con il solo e preciso intento di ascoltarli.
Come loro fanno con me.
Ci provo scombussolandomi l’animo intimamente.
A loro viene sempre meglio che a me.
Mi chiedono di continuo un sacco di cose.
Al punto che identificarli con la fedeltà o l’aggressività mi paiono le più grosse bugie addebitabili loro.
La prima, come potrebbe essere altrimenti, è di uscire dal quadrato.
A volte il recinto è fisico e tutte le volte è mentale.
In entrambi i casi sono delimitazioni prettamente ‘umane’.
O più che umane…culturali, o più che generalmente culturali, sono di alcuni umani che per di più -volta per volta- intrepretano un singolo aspetto di una determinata cultura.
Una cultura che più che un modo di pensare il mondo è un modo per non pensare mai a loro…gli animali.
Qualcosa di così radicato da esser diventato un’ideologia.
Un assunto indiscusso perchè indiscutibile.
Un’ideologia giustificatoria: lo sfruttamento degli animali è un grande affare o un gran piacere o una grande necessità.
Il più delle volte tutte le tre cose insieme…
Lillimè ha due buchi sulla gola.
Significa che l’ha scampata bella.
Perchè quando parte la rissa in canile, in quello stato sovra-eccitato dall’impossibilità di mettere in moto la rinuncia al conflitto, è facile che qualcuno ci lasci la pelle.
Chi non ascolta i cani e gli animali tutti, normalmente li chiama bestie proprio perchè arrivano ad ammazzarsi fra loro.
E lo fa di solito mentre li mette nella condizione di non avere altra alternativa.
Uno degli stratagemmi usati per continuare a raccontare certe idiozie è quello di tenere ancor più al coperto quello che si fanno gli uomini e le donne isolate nelle prigioni. Affinchè non si scopra dove possiamo arrivare ‘noi’ (un pò guardie e un pò ladri).
E dopo aver adeguatamente coperto il principale e reale motivo sociale che li ha voluti lì, ammassati sotto il tappeto del nulla, in cui il tempo è scandito da una lancetta ferma.
Sto parlando di ingiustizia strutturale della società che quasi scientificamente fa sì che esistano a priori categorie di potenziali rinchiusi ed emarginati.
Sto parlando di uomini, donne e cani ed altri animali non umani.
Se vi stupisce la comunanza riscontrabile nelle opinioni che esprimo incrociando questi destini, io dico che vi sfugge il senso di quello che ci lega fra ‘diversi’, facendoci dipendere l’uno dall’altro.
Io suggerisco di chiedersi in che posizione ci si trova.
Io l’ho fatto e mi sono accorto di essere nella posizione del privilegiato: maschio, bianco, sano, nato in una paese del mondo sviluppato….appartenente alla specie che nel suo complesso -ma più che altro nella sua nicchia d’avanguardia di potere- si è resa ‘padrona’ della altre.
Da quando me ne sono accorto cerco di essere meno privilegiato.
E’ semplice. Cerco di dimostrare -a mè stesso prima di tutto- che posso vivere in altra maniera invece che pesando sulle spalle degli altri.
Mi interrogo su chi sono i miei altri.
Sperimento le possibilità della mia felicità altra.
Provo a pensare quindi, diversamente, agli altri.
All’inizio lo facevo più seguendo un’indole di carattere personale.
Poi ho cercato di farne una questione di consapevolezza sociale.
Ho portato a casa mia Lillimè.
E’ la prima adozione dal 2006 (quando aprì il canile di Mellili).
E’ la mia grande felicità. Spero diventi anche la sua.
La seconda sarà trovare per lei una nuova amorevole sistemazione fra altri umani (e possibilmente cani).
Perchè la terza sarà prendere alla casa famiglia un’altra randagia precedentemente deportata in canile.
La quarta sarà avanzare nell’opera di formazione riguardo la consocenza dei cani nella zona del nostro interevento.
La quinta sarà sperimentare forme di convivenza libera fra umani e cani.
La sesta sarà correggerla nel percorso e fortificarla; la settima sarà difendere l’idea che un cane non può stare bene solo dietro le mura di un canile o di un appartamento.
Vorrei che fosse creato per loro un nuovo tempo e un nuovo spazio.
Vorrei che i cani non fossero infatti nè animali ‘da compagnia’ nè d’affezione.
Sogno per loro -per noi- che nessuna funzione che ci viene strumentalmente attribuita faccia dipendere da circostanziali svilluppi la possibilità di essere felici.
E lo vorrei per tutti gli animali che oggi sono ‘cibo’, ‘divertimento’, ‘indumento’, ‘cavie’.
Lo vorrei per tutti quanti, animali umani, vittime o carnefici, compresi.
Alcuni di voi diranno che sono fuori dal mondo…che la libertà è una suggestione.
Io ribatto che Lillimè è qui con mè e ci sentiamo più veri di prima.
C’è molto da fare per entrare nei problemi e cambiare le cose.
Ci sono mondi da scoprire. Tappeti ovunque da rimuovere.
Queste righe erano per mandarvi un saluto sincero e senza pretesa: una testimonianza da due mondi nuovi.

Davide e Lillimè
” Noi ci sentiamo vivi, felici e liberi più che mai !! “

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20 Aprile WINTERKALTE – TEMPLEZONE – HYENA @ Spazio Concept

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[20/04] ALTERAZIONI SONORE @ SPAZIO CONCEPT

Rhythmic Noise, IDM, Electro-industrial, Power Noise, Dark Elettronic
Dark Ambient, Industrial Doom, Ethereal, Avant-Garde, Apocalictic Folk

Il Sound più sperimentale, scuro e futuribile del Nord Europa in Italia

Musica estrema per spiriti audaci
Panorami industriali per scenari post apocalittici

vol.2 THE (INDUSTRIAL) VIBES OF NATURE

WINTERKALTE Live act (DE)
Rhythm & noise, technoise

HYENA Live act (IT)
Idm, Break beat, jungle

TEMPLEZONE (IT)
Ambient, Dark electronica

Per il vol.2 abbiamo l’enorme piacere ed onore di presentare, per la prima volta in Italia, i famigerati WINTERKALTE.

Gruppo generato dalla mente creativa di UDO WIEISSMANN, la stessa mente dietro l’etichetta HANDS PRODUCTIONS che in venti anni di carriera ha dettato uno stile musicale nella scena di riferimento col suo suono riconoscibile e caratteristico, mettendo a ferro e fuoco i “dancefloor” dark elettronici più radicali.

Ad “aprire le danze” ci penserà il progetto italiano TEMPLEZONE aka GIORGIO RICCI (First Black Pope, Monosonik, Templebeat): elettronica virata verso l’ambient di matrice tribale e filmica, che condurrà tutti verso luoghi ormai perduti nella memoria.

Secondo Live: HYENA, tra i membri fondatori del gruppo RXSTNZ, da poco uscito col nuovo disco “Atrabile” per la Dark Industry.
In lui più anime si uniscono in un tutt’uno variegato: ritmo, melodia, battiti spezzati, cassa dritta, si fondono per creare un’amalgama inconfondibile che trascinerà gli astanti in un moderno rito sabbatico fatto di sonorità fredde e dissonanze.

Headliner, come detto, saranno i WINTERKALTE: batteria elettronica e tastiere trascinanti, unici, spietati, debordanti, vi annichiliranno rendendovi inermi marionette schiave di un suono che “non lascerà superstiti” in una pista da ballo spinta all’estremo.

Nella Zona della mostra sarà presente una nuova amicizia di Alterazioni Sonore: tra le etichette italiane più conosciute all’estero, la RUSTBLADE di Stefano Rossello con il banchetto dedicato alla Label. Troverete i tanti suoi progetti (Bahntier e Detune tra gli altri), e tantissime altre novità discografiche (ultimi Merzbow, Cervello Elettronico, Manufactura, ecc.). Insieme a loro, ancora una volta, l’ormai noto “M.B.’ secluded place”: spazio dedicato al grandissimo MAURIZIO BIANCHI, tra i padri fondatori dell’industrial in Italia.

Prima, tra i concerti e dopo, come al solito, i nostri djs vi allieteranno con musica, come al solito, non convenzionale e ricercata.

MAIN ROOM
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22.15 Nekron_x live set
http://www.myspace.com/n_x/music/playlists/yann-s-playlist-20820

22.45 TEMPLEZONE Live act (IT) _ self edited
http://www.reverbnation.com/templezone

23.30 TMN live set
http://soundcloud.com/ltmn

00.00 HYENA Live act (IT) _ Dark Industry
http://noisj.bandcamp.com/album/atrabile
https://www.facebook.com/pages/Hyena/197732912375
http://www.facebook.com/pages/RXSTNZ/244789923357

00.40 WINTERKALTE Live act (DE)_Hands Productions
http://www.facebook.com/winterkaelte
http://www.discogs.com/artist/Winterkälte
http://www.myspace.com/winterkaelteofficial

01.40 :YaSu: live set
http://www.facebook.com/pages/Terrorismo-Industriale/143270539056680

BAR ROOM
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Mostra da confermare

RUSTBLADE’S CORNER
http://www.facebook.com/rustblade.label?fref=ts
http://www.rustblade.com/

M.B.’ SECLUDED PLACE (un angolo di paradiso dedicato all’immeso Maurizio Bianchi)

C/O Spazio Concept
via Forcella 7 20144 Milano (Mi)
http://www.spazioconcept.org/contatti.html

Biglietto alla porta 8 €

Coil – The Golden Section (da The Horse Rotorvator, Threshold House, 1986) (translated by Hyena )

L’angelo della morte si erge tra il cielo e la terra, brandendo una spada gocciolante veleno. Identificato con Satana egli è ricco di poteri, un diligente mietitore, un vecchio fuggitivo errante come Caino , un mendicante , un venditore ambulante, un nomade Arabo , uno scheletro che fa capriole con peccatori e avari in una danza da giocoliere. Ma il terrificante angelo presenta un volto differente a colui il quale è morto prima della propria morte, a colui che ha raggiunto in qualche misura l’apatia del santo. Ci è detto che Azrael, la Morte, appare al nostro spirito in una forma determinata dalle nostre credenze, azioni e inclinazioni durante la vita. Può anche manifestarsi invisibilmente cosicché l’uomo può morire di una rosa, di un dolore reumatico o di un putrescente fetore. Quando l’anima vede Azrael se ne innamora e il suo sguardo è quindi sottratto al corpo come da seduzione. Grandi profeti e santi possono addirittura essere cordialmente invitati dalla Morte, che appare loro in forma corporea. Così fu con Mosè e con Maometto. Quando il poeta persiano Rumi giaceva sul letto di morte Azrael gli apparve come un bellissimo giovane e disse: “Sono venuto per comando divino a informarti di quale commissione il Maestro possa affidare a te.” In effetti una strana connessione diventa apparente tra mors e amor, amore e morte. Il momento di estinzione nel piacere dell’amore ricorda quello della morte , e quindi quello del mistico. In termini mitici Eros e Thanatos sono quasi gemelli, dato che in alcuni casi la Morte appare come un adorabile giovane e Eros come un appassito morto di fame. Sia amore che morte sono portali, da cui la loro eterna adolescenza e la loro fissazione nel mezzo del rito di passaggio.

Attacca l’adesivo: contro ogni allevamento, contro ogni schiavitù

controallevamento

Hyena aderisce alla campagna “attacca l’adesivo”.
E’ una proposta molto semplice, di facile realizzazione, che potrebbe essere la prima pietra, benchè ancora piccolissima, con cui iniziare a costruire insieme una identità più precisa per poi passare ad imbastire il lavoro per far nascere un movimento più unito e più consapevole delle proprie responsabilità e dei propri fini.

 

 

La campagna propone a tutti di adottare un adesivo unico, collettivo, che potrà essere riconosciuto come un segno di speranza di una cultura che sta cambiando. Se questo adesivo fosse utilizzato da ogni attivista come un segnale, appiccicato ovunque per ricordare a tutti che gli animali non sono oggetti alla nostra mercè, forse ci accorgeremmo di essere in tanti a volere un cambiamento e questo ci darebbe più forza, più ottimismo e magari si rinforzerebbe in noi la consapevolezza di dover fare le cose uniti per far sì che le speranze diano vita a cambiamenti reali.
Non si vuole neppure sottovalutare la spinta collettiva che un simbolo di lotta potrebbe avere sull’entusiasmo di tutti noi. Leggere la frase dell’adesivo un po’ ovunque è anche un modo per ricordare ad ognuno di noi il dovere di attivarci in prima persona per la liberazione di tutti gli animali, per cercare di aumentare continuamente di numero e di forza.
Come avere gli adesivi da attaccare
Per aderire al progetto e per avere informazioni e materiale sulla campagna “attacca l’adesivo” andate su facebook, oppure potete scrivere a questo indirizzo marula@email.it o telefonare al 335-8376756.
Potete scaricare l’adesivo in alta risoluzione e stamparlo in proprio a questo link:

Questo progetto potrà realizzarsi completamente solo se una grossa quantità di associazioni, gruppi e singoli attivisti deciderà di appoggiarlo e diffonderlo. Come?

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Impegnandosi a distribuire più adesivi possibile e attivarsi per dedicare un po’ di tempo e fantasia ad appiccicarli in giro.
Inserendo un piccolo banner dell’adesivo sul tuo blog e/o sito, con il link alla pagina facebook!
Tutti coloro che esporranno il banner della campagna sulla home page del proprio spazio web verranno elencati nell’album “IO ADERISCO ALLA CAMPAGNA” visibile sulla pagina facebook, corredati del proprio indirizzo web.

Per un cambiamento dove gli animali sono liberi, tutti, nessuno escluso.